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L'arte delle impiraresse

Ripercorrendo la storia di Venezia, si riscoprono professioni tipiche della Laguna, strettamente legate al territorio e che oggi sono piene di fascino e rarità. L’arte delle impiraresse ne è un esempio.

 

Le impiraresse erano le donne che infilavano le perline di vetro prodotte nelle fornaci di Murano. L’etimologia della parola deriva proprio dal verbo veneziano “impirar”, che significa “infilare”. 

 

 

 

Chiacchierando e cantando le impiraresse sedevano attorno al campiello, e, intrecciando ventagli di fili con perline, aspettavano che il Sole scendesse sulle acque della laguna. Ognuna di loro teneva sulle ginocchia un vassoio di legno, colmo di perline coloratissime prodotte nelle vetrerie di Murano. Le mani affondavano veloci nella cesta e le dita, con abilità e ritmicità, guidavano le perline lungo ventagli di aghi, da cui si dipartivano lunghi fili di lino o cotone.

 

Questo mestiere era dedicato alle donne, ma non a tutte le donne, solo alle più giovani, che godevano di una buona vista, di una buona dose di pazienza e di minuziosa precisione. Le donne erano giovani, in attesa di sposarsi, ansiose di farsi una piccola dote e di contribuire alle spese di casa. Dopo il matrimonio, un po’ alla volta smettevano, assorbite dalla vita domestica, dai figli, dal marito e dalla casa.

 

 

Oggi, questo è un mestiere raro ed il lavoro delle impiraresse è stato pian piano sostituito dalle macchine. Poche sono le artigiane che oggi si fanno carico di continuare una tradizione, tutta veneziana, legata al vetro, realizzando collane, bracciali e splendidi ornamenti con le perline di Murano. Venetian Dreams e Attombri sono due botiques che valorizzano e tutelano l’arte delle impiraresse, le infilatrici di perle, coloro che nell’Ottocento riempivano le calli veneziane dei loro colori e del loro chiacchiericcio.

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