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L’occhio della strega: uno specchio magico e convesso.

Magico e misterioso, fin dai tempi antichi lo specchio convesso è considerato il portafortuna della casa che, come un grande occhio, protegge i suoi abitanti. Per questa virtù è meglio conosciuto nei paesi di lingua francese “oeil de sorcière”, occhio della strega, e a partire dal XVI secolo, entra a far parte dell’arredamento della maggior parte delle abitazioni nord europee. Lo specchio viene anche detto “specchio dei banchieri”: la sua capacità di specchiare un angolo visuale di gran lunga maggiore lo rendeva, in tempi antichi, particolarmente utile per controllare lo spazio non direttamente visibile a banchieri, cambiavalute ed orefici.

 

Quentin Metsys, Il banchiere e sua moglie, olio su tavola, 71 x 67 cm, Musée du Louvre, Parigi

Quentin Metsys, Il banchiere e sua moglie, olio su tavola, 71 x 67 cm, Musée du Louvre, Parigi

 

Nella storia dell’Arte, le sue proprietà deformanti attraggono vari artisti che, in vere e proprie gare d’abilità, si esercitano nel rappresentare lo spazio virtuale raffigurato in esso. Così da Giotto (1267-1337) con il suo affresco “Prudentia”, nel quale una donna ammira la sua immagine riflessa, custodito nella Cappella degli Scrovegni a Padova, l’ ”occhio della strega” diventa un soggetto costante nella pittura per trasmettere significato, prospettiva e abilità. Il Parmigianino (1503-1540) ne fu attratto a tal punto da lasciarci, come prova della sua maestria, il suo autoritratto riflesso in uno di questi specchi, custodito oggi a Vienna, al Kunsthistoriscshes Museum. Ma celebri sono anche le opere del fiammingo Quentin Metsys (1466-1530), “Il cambiavalute e sua moglie” (Louvre, Parigi), e il dipinto di Jan van Eyck (1390-1441), “Il matrimonio dei coniugi Arnolfini” (National Gallery, Londra).

 

Jan Van Eyck, Il matrimonio dei coniugi Arnolfini, olio su tavola, 81,8×59,7 cm, National Gallery, Londra

Jan Van Eyck, Il matrimonio dei coniugi Arnolfini, olio su tavola, 81,8×59,7 cm, National Gallery, Londra 


Dai dipinti dei più celebri degli artisti, l’artigiano veneziano Stefano Coluccio trae la sua ispirazione per produrre specchi sofisticati ed eleganti. Nella sua bottega laboratorio, situata nel cuore di Venezia, a due passi dalle Gallerie dell’Accademia, l’artigiano realizza completamente a mano gli specchi convessi. Ogni “occhio della strega” è un pezzo unico unico, che differisce dall’alto per i materiali utilizzati, per le sfumature cromatiche e la diversa capacità di riflessione.

Entrare nella bottega Canestrelli vuol dire respirare un’atmosfera magica e misteriosa, che rimanda a tempi e luoghi lontani.

 

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